domenica 15 maggio 2011

                      Aion: Assault of Balaurea
 Una buona partenza

E’ passato più di un anno quando NCsoft mise sul mercato di tutto il mondo la sua ultima fatica in ambito videoludico, ci stiamo riferendo ovviamente ad Aion: Tower of Eternity. Il lancio di questo titolo è stato seguito con un mix di sensazioni positive e qualche perplessità, più che altro dovuta alla nota saturazione dei giochi MMORPG su PC. A distanza di un anno l’esperienza di gioco proposta da Aion ha raccolto risultati positivi, tanto che NC è pronta a lanciare un interessante espansione gratuita del gioco, denominata Assault of Balaurea.

Espansione… gratuita!

Come appena affermato in precedenza, una caratteristica che da subito caratterizza Assault of Balaurea è che non andrà a ledere sui portafogli dei fan del gioco, almeno non più di quello che mensilmente il gioco richiede come canone di pagamento. L’espansione è ufficialmente uscita il 10 settembre nella maggior parte dei paesi europei e noi in redazione abbiamo impiegato parecchio tempo per riuscire a giocarla nella sua completezza. Non a caso l’obiettivo di questa espansione è soprattutto quello di riuscire a creare una sorta di versione “Aion 2.0”, particolarmente rivolta a coloro che risultano essere di alto livello. L’espansione non andrà solo ad aumentare il tetto massimo di livellamento, che passerà dall’essere un massimo di 50 fino ad un nuovo massimo di 55, ma propone interessanti integrazioni in ambito di quest e livello di “loot”.

L’antro dei veterani

Uno dei grandi difetti veniali che Aion proponeva era un livello di difficoltà che incomprensibilmente risultava scemare arrivando ai livelli più alti di gioco. Possiamo dirvi che il team di sviluppo dietro Assault of Balaurea ha provveduto ad integrare l’esperienza di gioco con nuovi nemici comuni, ma soprattutto con nuovi boss, decisamente ostici da abbattere. Disegnati con la solita magistrale abilità artistiche dei designer di NCsoft, alcuni boss assumono dimensioni davvero ciclopiche, tanto che più di una volta ci siamo trovati di fronte avversari più grandi dello schermo in cui giocavamo. Questo genere di nemici, oltre a garantire un livello di “loot” decisamente generoso, possono essere solamente sconfitti con l’aiuto altri utenti molto abili a giocare. Alcune integrazioni sono state fatte anche in ambito PvP, ma a differenza del PvE, Assault of Balaurea si è attenuta ad integrare l’esperienza di gioco inserendo nuove abilità, alcune delle quali risultano piuttosto interessanti, che già dai primi giorni a giudicare dalle reazioni della community, vengono apprezzate ed utilizzate con grande frequenza. Per la felicità degli amanti dei pet, Aion: Assault of Balaurea porta corpose modifiche al loro utilizzo. Essi passeranno dall’essere dei semplici animali da compagnia a veri e propri alleati durante i nostri raid e le nostre quest. Alcuni di essi avranno funzioni (seppur limitate) di trasportare quantità di oggetti, mentre altri avranno caratteristiche accessorie come la creazione di oggetti comuni di consumo come pozioni o tonici. Non una novità trascimentale, ma una piacevole evoluzione di un aspetto di gioco che meritava maggiore considerazione.

Tanta roba di… discreta qualità

Aion: Assault of Balaurea è un espansione in tutto e per tutto pensata per chi già è membro attivo e longevo dell’universo del gioco di NCsoft. Le quest e le sessioni di farm sono pressoché idealmente create per coloro che possiedono personaggi di rango alto, anche se è doveroso segnalare che esistono una serie di missioni pensate anche per coloro che appartengono ad un livello di personaggio intermedio. In definitiva, Aion: Assault of Balaurea è una buona espansione che integra e non stravolge l’alchimia di elementi del gioco base. A livello quantitativo lo sforzo del team di sviluppo di NCsoft è notevole, poiché la carne al fuoco è davvero tanta sia in ambito PVE sia in quello PVP. Ciò nonostante in alcuni grandi frangenti di gioco di questa espansione, Assault of Balaurea ha sofferto di un'eccessiva linearità e di una scarsa originalità nel complesso. Tutto sommato come recita un famoso detto “A caval donato non si guarda in bocca”, e tenendo conto che questa espansione viene concessa in via del tutto gratuita ai possessori (paganti di abbonamento mensile) del gioco base, non possiamo che giudicare positivamente la nuova espansione targata NCsoft.
Viale con ponte Drago celeste Spirale magica Personaggi Aion: Assault of Balaurea Guerriero Aion
             ArmA 2: Operation Arrowhead
 Miglioramenti da espansione...

A un anno dall'uscita del secondo capitolo della serie di simulatori bellici targati
Bohemia Interactive, i produttori cechi lanciano sul mercato l'espansione Stand-alone dello stesso: ArmA 2: Operation Arrowhead. Il gioco sembra promettere bene, sopratutto a fronte dei promessi miglioramenti sotto l'aspetto tecnico (è infatti impossibile dimenticare la lotta ai bug dei precedenti capitoli), oltre ad aggiungere feature belliche varie e una nuova interessante e dinamica campagna single-player. Ma andiamo con ordine e analizziamo il prodotto per scoprire cos'ha da offrire

Il Takistan ci aspetta.

Dopo tre anni dalle peripezie vissute dal team razor in Chernarus, un nuovo focolare di battaglia si accende in Takistan, luogo fittizio realizzato su dati geografici reali corrispondenti all'Afghanistan. Una guerra civile è pronta a scoppiare e come al solito i marine saranno pronti a prendere in mano la situazione per calmare le acque. La campagna permetterà al giocatore di entrare nei panni di diversi soldati dell'esercito americano, fante semplice, carrista, pilota d'elicottero e commando d'elitè, tutti impegnati a "conquistare la pace" in Takistan.

Ah! La tecnologia...

Il gioco oltre a proporre una nuova campagna e una nuova modalità multiplayer, la warfare, (una battaglia su vasta scala ma niente di particolare), aggiunge al già vastissimo insieme di veicoli, armi e unità di ArmA 2, nuove unità e funzionalità. Si, infatti il gioco, sebbene possa partire anche senza aver installato il prodotto base, nel caso quest'ultimo fosse installato si integrerà completamente con esso, dando fondamentalmente vita ad un titolo "nuovo" ancora più vasto. Gli amanti dei cingolati o delle eliche si troveranno tra le mani numerosi mezzi nuovi, realmente esistenti, dell'esercito americano, afghanistano, tedesco e ceco, ma le novità fondamentali stanno nell'armamentario dei fanti. Ora i nostri alter-ego combattenti potranno cimentarsi con visori termici, visori notturni all'avanguardia, oltra a numerose altre funzionalità di combattimento notturno. Altra novità importante dal punto di vista bellico, sono i droni UAV, ovvero piccoli Little Bird senza pilota.

Problemi vecchi e... vecchi

Purtroppo se ArmA 2 non è stato apprezzato con i massimi voti, la causa era imputabile ai bug e ai difetti tecnici contro ai quali il giocatore andava incontro. Oltre a richiedere una macchina ben fuori dal normale, il Real Virtuality, che però diciamocelo doveva gestire situazioni allucinanti, spesso mostrava pesanti cali di frame-rate... si parla di 30 fps medi su una macchina di prestazioni medio-alte. Però gli sviluppatori non mollano e grazie ad un ottimo lavoro di ottimizzazione il "nuovo" Real Virtuality permette di godersi le battaglie con un Frame-rate non altissimo ma se non altro costante. Inoltre molti bug sembrano essere stati risolti, ma si deve ricordare che un gioco vastissimo come ArmA non può essere da questo punto di vista perfetto. Un altro punto è che il titolo targato Bohemia Interactive non è poi tanto un gioco, bensì un simulatore. Una IA avanzata e un sistema balistico calcolato con precisione assurda fanno di ArmA un prodotto che non perdona, che soli pochi giocatori Hard-core apprezzeranno, ma in fondo questo non è considerabile un vero problema!

Che esplosione! sembrava di essere lì...

Per quanto riguarda i comparti tecnici ArmA 2: Operation Arrowhead è molto simile al gioco base, a parte alcuni perfezionamenti come effetti particellari e problemi di texture ormai risolti. Questo vuol dire una grafica ancora più stellare, dal mio punto di vista una delle cose più belle mai viste in un videogioco...senza contare che gli
ambienti riprodotti sono vastissimi... centinaia e centinaia di kilometri quadrati. Anche il sonoro non è da meno, ogni suono è riprodotto fedelmente, dal rombo dei motori di un Humvee al sibilo di un proiettile a due centimetri dall'orecchio. Il gameplay rimane come i predecessori leggermente macchinoso, ma ArmA, come accennato in precedenza, è più un gioco improntato sulla simulazione bellica, di conseguenza non adatto a tutti. I comandi, infatti, vista la vastità di possibilità e funzioni offerte, dovranno essere assimilati con pazienza. A favore ci sono numerosi tutorial che introdurranno tutte le principali funzioni, molto intuitivi e anche divertenti.

Insomma con ArmA 2 i Bohemia Interactive raggiunsero un alto grado di successo, grazie ad un comparto tecnico d'eccezione e un gameplay che sebbene portò molti giocatori a "scappare" portava altri a divertirsi come mai. Unica pecca i vari problemi che affligevano il titolo. Ora i ragazzi cechi non hanno fatto che riproporre sotto una veste orientalizzante lo stesso prodotto rifinito e migliorato... successo assicurato.
Soldato con mimetica Elicottero miritale Paesaggio afghano Un abitante del luogo Elicottero militare passeggeri
                                            Arx Fatalis
 In un mondo sotterraneo e misterioso si cela il regno di Arx. Un tempo situato in superficie e pieno di prosperità, il reame fu minacciato dal malvagio Re Lunshire che, con le sue spietate evocazioni, distrusse la pace tra le razze di uomini, orchi, goblin e uomini ratto, costringendoli a rifugiarsi nelle fredde miniere del sottosuolo. Indovinate un po’ a chi spetterà l’arduo compito di riportare la tranquillità sul pianeta? Arx Fatalis è un gioco di ruolo in prima persona (simile a Morrowind) che ci vestirà nei panni di un giovane quanto smemorato avventuriero di nome Am Shaegar; la corposa avventura che ci attende viene giocata prevalentemente in dungeon e labirinti, idea senz’altro originale quanto claustrofobica, tutto in perfetto stile fantasy.

Combattere con la forza delle Rune

Per schiacciare la folta concorrenza RPG di questo periodo è necessaria l’originalità e Arkane Studios lo sa bene, a tal punto da assegnare alla sua creazione un gameplay unico e accattivante. Per quanto riguarda la gestione dell’inventario, il sistema di cresita del protagonista e il design dei livelli e dei mostri, non notiamo un forte distacco rispetto i concorrenti del genere ma il gameplay del sistema di combattimento è davvero degno di nota: gli incantesimi, infatti, verranno lanciati “disegnando” con il mouse dei simboli (Rune) in sequenza; se la vostra abilità nel tracciare l’immagine sarà sufficientemente adeguata, sentirete Am recitare la formula e la magia così scoperta potrà essere conservata in un apposito libro e riutilizzabile laddove necessaria… davvero appagante! Molto fluida la grafica, con texture degnamente gestite e con buoni effetti di bump mapping e antialiasing (peccato per la scarsa caratterizzazione delle ombre). In definitiva Arx Fatalis ci ha convinto appieno, regalandoci un’avventura genuina, ricca di coinvolgimento e mistero; un’esperienza indubbiamente da provare pur considerando la vasta concorrenza dell’attuale mercato degli RPG.
                                 Alone in the Dark
 Soli nel buio

Se quando sentite dire Survival Horror rispondete prontamente Resident Evil, significa che nel lontano 1992, quando uscì Alone in the Dark, avevate la testa altrove. Sta di fatto che quel gioco, con pochi poligoni ma tanta voglia di spaventare, è l’Adamo di tutti i nostri amati “giochi dell’orrore”, che siano questi di casa Capcom o casa Konami. Giunti nel 2007, con ben quattro capitoli di Alone in the Dark alle spalle, siamo stati letteralmente sommersi da una miriade di promesse e agognate chimere videoludiche: a sentir parlare gli sviluppatori, nel quinto capitolo sarei diventata Carnby io stessa, entrando nello schermo e uccidendo mostriciattoli di vario genere. Dopo un anno di attese spasmodiche ecco finalmente che l’estate 2008 è pronta ad offrirci la nostra sana dose di terrore, anche in attesa dell’autunnale Silent Hill 5. E la domanda che mi pongo è: tutti quei video stratosferici e ricchi di promesse, hanno portato allo sviluppo di un gioco entusiasmante al limite del realismo, oppure sono stati semplicemente dei discorsi degni di un politico?

Carnby is back in action!

Una parte importante in ogni Survival Horror che si rispetti è la trama. Se nel primo Alone in the Dark ci trovavamo in un’atmosfera Lovecraftiana, per restare nel corso degli anni ancorati ad una sceneggiatura abbastanza goth, nel nuovo episodio ci troviamo decisamente in un luogo più quotidiano. Pare infatti che New York non sia solo attaccata puntualmente da mostri giganti che la radono al suolo, e non sia neanche semplicemente la città di donne in carriera alle prese con gli uomini e la moda, come abbiamo visto recentemente al cinema. Di fatto New York nasconde una minaccia ben più grave: questa volta è Central Park a nascondere un inquietante segreto nel proprio sottosuolo, e sta al solito Carnby (“ma non invecchia mai?” Vi chiederete... ebbene qualche risposta tenterà di darla questo episodio) investigare e alla fine salvare la situazione. Non vi dico di più perché nonostante sia una storia con alcune vette interessanti, in generale non è che i ragazzi della Eden Games si siano sforzati di creare qualcosa di epico. La sensazione che si ha giocando ad Alone in the Dark è quella di un prodotto che a tutti i costi vorrebbe essere innovativo e reinventare un genere di cui è già inventore originale, trascurando però i lati migliori che l’hanno reso celebre.

Molta carne al fuoco

L’innovazione più originale è sicuramente quella che riguarda la possibilità di interagire con l’ambiente circostante, improvvisandoci piccoli piromani e facendo fuori i mostriciattoli in maniera abbastanza divertente. Se in Alone in the Dark: The New Nightmare potevamo solo usufruire dell’immancabile pila elettrica e dei (pochi) interruttori della luce, qui abbiamo un arsenale abbastanza vasto di emanatori di luce che possono far fuori i nemici in modo originale. Si ha quindi una grande voglia di realismo, che non sempre viene ben appagata. Da una parte mi va bene fare l’Art Attack con bottiglie e stracci per creare Molotov, e mi va bene anche una struttura ad episodi che mi faccia sentire molto in-movie, ma alla fine quando accendo il gioco voglio grafica da urlo e controlli curati per regalare il massimo. E in questo Alone in the Dark fallisce, facendo lo stesso errore nel quale inciampò col quarto episodio. Quando infatti venne rilasciato The New Nightmare, fu un momento di passaggio dalla PSOne alla PS2, e il gioco non riuscì a inserirsi bene (graficamente parlando). Ora con questo nuovo episodio hanno compiuto la stessa inadeguatezza, trovando i possessori delle nuove console e PC, abbastanza delusi.

Note di regia

Alone in the Dark non entusiasma dal punto di vista grafico e questa non è la sua unica pecca. Altri due enormi difetti si aggiungono infatti a questa grave mancanza: i controlli molto legnosi che sembrano frutto di una qualche mente contorta, e la visuale non proprio amica che non ci permette un buon coinvolgimento. Infatti controllare Carnby sarà veramente un’impresa e finchè non vi sarete abituati ai tasti non riuscirete a fare l'eroe in modo degno. Ai controlli già difficoltosi si aggiungerà una visuale che purtroppo non ci è possibile modificare a nostro piacimento, quindi in alcuni tratti sarà difficile immedesimarsi appieno nelle avventure del nostro investigatore. Poi è molto importante parlare del sonoro. Soprattutto in un videogioco come questo, che si è mostrato intento a porsi sul confine tra videogioco e cinematografia, le musiche contano quanto il gioco stesso e devo dire che in fin dei conti da questo punto di vista il titolo non è deludente. Le musiche permettono un ottimo coinvolgimento, sono incalzanti e scelte bene nelle varie situazioni. Ottimo anche il doppiaggio, tranne per qualche piccola pecca sulla quale possiamo anche sorvolare.

Conclusione

Le premesse, e le promesse c'erano. E' un titolo che abbiamo aspettato con ansia, e con il quale non vedevamo l'ora di spaventarci nelle calde notti d'estate. Ora è qui, sugli scaffali dei negozi, e ci chiediamo se veramente sia all'altezza delle aspettative. Da certi punti di vista si, da altri purtroppo decisamente no. Bellissima la necessità di osservare con attenzione il paesaggio circostante per decidere come e se fare determinate azioni. Belle le azioni del gioco, che si alternano sotto ai nostri occhi dandoci sempre qualcosa di nuovo da fare. Stupenda la possibilità di combinare gli oggetti a nostro piacimento per poi usufruirne come più ci aggrada. Però mancano decisamente troppe cose. Una grafica che sia all'altezza delle aspettative dei giocatori di oggi, un controllo degno della grande libertà di scelta che il gioco offre, e poi dettagli che fanno la differenza. Dopo tutta questa attesa vedere bug e texture strampalate di sicuro non giova al voto complessivo del prodotto, che avrebbe potuto, e avrebbe dovuto, fare immensamente di più
                                 America's Army 3
 Questo è il mio fucile… e quello no…embè?

Correva l’anno 2002, quando uscì il primo capitolo di questo sparatutto con ambientazione moderna. Per chi non lo sapesse, America’s Army è un gioco gratuito sponsorizzato direttamente dall’esercito americano, ovviamente lo scopo principale del gioco era pubblicizzare l’esercito, ma uscì fuori un buon prodotto capace d’attirare l’attenzione degli amanti del genere e di creare attorno a se una considerevole community. Ci saranno riusciti anche con questo terzo capitolo?

Effettivamente l’attesa è stata spasmodica, sin dall’annuncio della data di rilascio, tutti ci aspettavamo un prodotto di qualità elevata, una sorta di risposta gratuita ad ArmA 2 ed al prossimo Operation Flashpoint 2. All’inizio rimanemmo sconcertati dal numero di bug che affliggevano il titolo, ma un fix veloce del team di sviluppo ha permesso di correggerne molti e così abbiamo potuto cominciare a giocare. Oddio “cominciare a giocare” è una parola grossa, perché prima di diventare soldati bisogna passare per un duro addestramento. Come nei precedenti capitoli, anche qui dovremo cominciare superando le varie prove che costellano il percorso base. Queste prove hanno anche lo scopo d’introdurre il giocatore ai comandi base ed alle varie armi. C'è anche la possibilità d'eseguire delle missioni speciali, queste sono utili per sbloccare nuove armi e nuovi equipaggiamenti. Passando a ciò che vediamo su schermo, ovvero al gioco giocato. Va detto che il livello di realismo è abbastanza convincente, qui c'è una premessa da fare, l'hud non mostra molto, in effetti oltre alla salute ed all'equipaggiamento portato con se (compreso il numero di caricatori), non mostra nient'altro. Non sapremo mai quanti colpi ci rimangono nel caricatore, dovremo tenere a mente quanti ne spariamo (come accade per i soldati veri). Un'ulteriore chicca interessante è la presenza dei danni localizzati, ovvero in base a dove si viene colpiti si avranno diverse reazioni, un colpo alle gambe potrebbe far rallentare l'andatura, uno alle braccia diminuire la nostra precisione e così via. Altra nota di realismo, le uccisioni non verranno visualizzate sullo schermo, perciò per sapere se abbiamo abbattuto un nemico dovremo avvicinarci a lui e confermare l'abbattimento, ciò non è un semplice dettaglio, perchè tutti coloro di cui non è stata accertata la morte possono essere curati dai compagni di squadra (purchè questi arrivino in tempo).

Andiamo in missione

Il piatto forte di questo titolo è il multiplayer, bhè effettivamente è nato proprio per il gioco online. Va detto che tutte le modalità di gioco sono basate sul gioco di squadra, ovvero niente deathmatch singoli bisogna armarsi di pazienza e cominciare ad interagire con i nostri compagni per portare a termine l'obiettivo. Questo può variare a seconda della mappa ed a seconda della modalità scelta, analizziamole nel dettaglio: VIP Escort: Il nome dice già tutto, il membro di una squadra verrà promosso a “vip” e tutti i suoi compagni dovranno scortarlo fino ad un determinato punto della mappa. Lo scopo degli avversari è “accoppare” il vip oppure accoppare tutti i nemici. Take and Hold: le due squadre dovranno prendere possesso di alcuni punti strategici sparsi per la mappa e difenderli. Extraction: Una squadra dovrà prendere possesso di un oggetto (generalmente rappresentato da una valigetta) e portarlo al punto d'estrazione per poter vincere. Va da se che il compito degli avversari è impedire tutto ciò. Activatied Objective: Le due squadre avversarie dovranno attivare determinati oggetti sparsi per la mappa e difenderli, effettivamente questo tipo di modalità è molto simile a take and hold. Destroy: Semplicemente una squadra deve difendere degli oggetti, mentre gli avversari dovranno distruggerli. In queste missioni ogni team è diviso in sotto squadre, o gruppi di fuoco che fanno capo ad un loro leader. Va da se che l'organizzazione è importante.

Guerra di Pixel

Sembra inutile parlare di grafica in questi giochi, non tanto perchè non ha una sua utilità, ma per il fatto che coloro che ci giocano generalmente abbassano i dettagli al minimo per avere più fluidità e meno fronzoli sullo schermo, che potrebbero distrarre. Ma noi siamo redattori e dobbiamo giudicare anche quest'aspetto. Va detto che tutti ci aspettavamo un salto grafico in virtù dell'impiego dell'unreal engine 3, in parte questo c'è stato. I soldati sono ricreati in maniera convincente, così come il loro movimento, e le armi somigliano in maniera impressionante alle controparti reali. Ma dov'è che perde questo titolo? Bhe nei dettagli, anche a livelli elevati si soffre di un fastidiosissimo aliasing che fa vedere tutti i bordi scalettati. Altra nota dolente sono le mappe, purtroppo risultano troppo spoglie, c'è un senso di desolante vuoto a percorrerle, e ciò è reso ancora peggiore dalle texture che risultano un po' monotone e ripetitive. Per quanto riguarda il sonoro, va detto che, come da tradizione per gli sparatutto online, non c'è musica durante le partite, in compenso i suoni delle armi sono realistici tanto quanto sono realistiche le loro fattezze. Tutto questo aiuta nell'esperienza di gioco, anche se un po' di suoni ambientali in più avrebbero giovato molto.

Che dire su questo America's Army 3, molti aspetti sono stati migliorati, mentre altri no. La grafica ha avuto un notevole abbellimento, ma non ci siamo, la concorrenza sta ancora lontanissima. Il realismo potrebbe far saltare di gioia i fan della serie, ma potrebbe anche scoraggiare chi si avvicina per la prima volta a questo titolo. Insomma, in sostanza non mi sento ne di promuovere questo titolo, ne tantomeno di bocciarlo. Ci troviamo di fronte ad uno sparatutto di una discreta qualità che sicuramente piacerà a chi ha amato il primo America's Army, ma molti aspetti, primo fra tutti l'estremo realismo, potrebbe relegarlo alla sola cerchia di fan e qualche visitatore occasionale.
 America's Army 3 America's Army 3 America's Army 3 America's Army 3 America's Army 3 America's Army 3 America's Army 3 America's Army 3 America's Army 3 America's Army 3 America's Army 3 America's Army 3